L’ASTRATTISMO TATALE IN MOSTRA AL MUSEO DEL PRESENTE DI RENDE

Avatar Content Creator | Maggio 22, 2016

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Si è inaugurata oggi la mostra del Gruppo Astrattismo Totale di Giuseppa Cotroneo, Antonio Salzano e Mario Lanzione a cura di Enzo La Pera Testi Critici di Gianluca Covelli. Giorgio Di Genova, Maurizio Vitiello presso il Museo del Presente di Rende Cosenza . La mostra si potrà visitare fino al 18 giugno 2016. Il Gruppo Astrattismo Totale – Cotroneo, Lanzione e Salzano, nasce con l’Arte/studio – Gallery di Benevento e coniuga l’esperienza dell’Astrattismo Geometrico con quella dell’Informale, per una proposta innovativa nel settore dell’Arte Astratta. Con i suoi testi critici, Mario Lanzione, per le mostre tenute a Città di Castello, Bari, Benevento, Cantalupo nel Sannio, Napoli, Avellino e Nocera Superiore, ne spiega i contenuti e gli obiettivi, sottolineando che il superamento delle poetiche dell’Astrattismo è da ricercare nella capacità di esprimersi con una visione sia razionale che irrazionale dell’arte. Un’operazione artistica, filosofica e religiosa che indaga nel mistero più profondo dell’esistenza dell’uomo, nella sua ”essenza” e in quella spiritualità interiore che si può raggiungere solo mediante un’oculata riflessione sul significato della vita e della sua integrazione in un “ordine” cosmico che coincide con l’idea di una totalità astratta: la molteplicità del “tutto” trasformata in “uno”, nel contesto dell’intero Universo in continuo espansione. Sotto il profilo della ricerca e della sperimentazione, l’idea di “coniugare” la materia con la geometria nasce con il periodo delle “carte veline” del 1975 di Mario Lanzione che, negli anni a seguire, volge il suo impegno anche come propositore di eventi che hanno lo scopo di mettere insieme artisti delle due opposte tendenze come, ad esempio, il Gruppo Partenopeo “Generazioni” formato da Renato Barisani, Gianni De Tora, Carmine De Ruggiero, Mario Lanzione, Antonio Manfredi e Domenico Spinosa (1997/1999). Non a caso, il Gruppo prende nome dalla mostra personale del 2008 di Mario Lanzione “Astrattismo Totale: Vibrazioni geometriche nella materia”, tenuta alla galleria “Rosso Fenice” di Benevento, con testo critico di Rosario Pinto. Dopo le mostre tenute nel 2013 alla galleria “Recò” di Città di Castello (Perugiag), all’Expo Arte di Bari, all’Arte/studio – Gallery di Benevento, su invito di M. Vitiello, a Cantalupo nel Sannio (Isernia) e, nel 2014, su invito di M. Vitiello, all’Ass. “Il Ramo d’oro di Napoli e alla galleria “L’Approdo di Avellino, l’idea proposta dal Gruppo Astrattismo Totale si è divulgata nell’ambiente artistico facendo prendere coscienza, ad  artisti e critici d’arte che operano nel panorama dell’arte contemporanea, della possibilità di determinare una svolta significativa nell’ambito della poetica dell’Arte Astratta. E’ sempre del 2014 la mostra personale di Antonio Salzano “Astrattismo Totale” alla Mediateca “Marte” di Cava de’ Tirreni (Salerno) ove, Rosario Pinto, spiega al pubblico intervenuto, i valori dell’Astrattismo Totale e l’importanza del Gruppo nella metamorfosi evolutiva della pittura di Salzano. Grazie al 41” Premio Sulmona 2014, selezionato da Rosario Pinto, il Gruppo Astrattismo Totale viene “storicizzato” a livello internazionale. Con la piena approvazione dei critici d’arte Vittorio Sgarbi, Ivo Bonitratibus, Carlo Fabrizio Carli, Toti Carpentieri, Giorgio Di Genova, Massimo Pasqualone, Duccio Trombadori e Gaetano Pallozzi, al Gruppo Astrattismo Totale viene attribuita una segnalazione particolare per un progetto innovativo nel panorama dell’Arte Contemporanea. Il 22 ottobre 2014 viene presentato al P.A.N. di Napoli il catalogo “Astrattismo Totale. Razionale e Irrazionale Tra Geometria e Materia – Cotroneo – Lanzione – Salzano”. Una pubblicazione di Paparo Editore che racchiude l’attività svolta dal Gruppo dal 2012 al 2014. Illustrato con foto di opere che tracciano il percorso artistico, arricchito di immagini degli eventi ove i tre protagonisti hanno avuto modo di confrontarsi con personaggi dell’arte e della cultura, questo catalogo è un vero documento storico per quello che oggi rappresenta, in Campania, il Gruppo Astrattismo Totale. Nel 2015, grazie all’invito fatto da Barbara Cussino (direttrice Musei Provinciali di Salerno, il Gruppo chiude la prima fase del suo percorso artistico con la mostra al Museo delle Arti Applicate, villa De Ruggiero – di Nocera Superiore (Salerno). Nel 2016, con la direzione artistica di Enzo Le Pera e i testi critici di Covelli, Di Genova e Vitiello pubblicati nel catalogo “Astrattismo Totale” edito da Arte Studio Paparo di Napoli, il Gruppo espone al Museo del Presente di Rende (CS). Come ci dice Giorgio Di Genova:  Nel 1956, anno in cui in Italia ancora era in atto la querelle tra realisti e astrattisti, Ranuccio Bianchi Bandinelli pubblicò Organicità e astrazione, saggio in cui affrontava l’irrisolta questione di quale dei due linguaggi fosse venuto prima nell’arte. Dopo la lettura di tale saggio io stesso mi sono posto di frequente tale quesito, che mi ha portato a optare ora per l’astrazione, allorché ho visitato il Museo Archeologico Nazionale di Atene, sulla scorta di alcuni esempi del IX secolo a. C. di pittura vascolare in stile geometrico, dato che i vasi con figure erano comparsi solo dopo alcuni secoli. Tuttavia in seguito, in considerazione dei dipinti delle grotte di Altamira e Lascaux, databili intorno ai 18.000 anni a. C., questa mia convinzione è stata opportunamente riveduta, portandomi a distinguere i due linguaggi. Infatti ora sono propenso a credere che i percorsi siano stati differenti: nell’ambito della pittura iconica l’organico ha preceduto l’astrattismo, come testimoniano i dipinti pervenutici dall’epoca paleolitica, che erano dettati per scopi magico – propiziatori o di conoscenza, nonché i più tardi esempi di pittura funeraria (a partire dal IV millennio a. C.) dell’antico Egitto, mentre nell’ambito della pittura decorativa, quella appunto vascolare greca, sono stati i vasi con decorazioni geometriche a precedere quelli con figure. In realtà gli artisti in genere, eccetto pochi casi, avviano il loro cammino sul piede iconico anche oggi. E solo avanzando nel loro tragitto produttivo una parte di essi raggiunge l’astrazione vuoi geometrica vuoi informale. A tale processo non sono sfuggiti i tre artisti campani dell’Astrattismo Totale, lo scultore Giuseppe Cotroneo ed i pittori Mario Lanzione e Antonio Salzano, pressoché coetanei, essendo nati nel 1951 i primi due e nel 1950 l’ultimo. Infatti ciascuno di essi prima di approdare all’astrazione ha avuto una cospicua storia iconica. E se Cotroneo, essendosi formato all’Accademia di Belle Arti di Napoli con Augusto Perez, è giunto alcuni anni fa all’astrazione pittorica dopo un lungo tragitto sulle strade  della scultura in vari materiali, compresa la terracotta, Salzano vi è giunto progressivamente negli anni Novanta, dopo una cospicua attività disegnativa a matita, a penna e dipinti di vario soggetto, tra cui alcuni studi dal vero di opere di Raffaello e Rembrandt esposte agli Uffizi, giungendo sul finire degli anni Settanta (forse per una suggestione della metallizzazione di Léger, ma riveduta e corretta con tagli rettilinei) ad una rigorosa stilizzazione, compreso il ciclo del 1986 su Gesù.  Altro discorso va fatto per Mario Lanzione, il quale, approdato nei primi anni Settanta al lessico informale, nel corso del decennio aveva cominciato a soddisfare la personale propensione di oggettivazione della pittura, già espressa nel materismo, inserendo nelle sue opere lacerti di carta, talora veline per ottenere effetti di velature, meglio rispondenti al proprio afflato lirico. L’opzione viene praticata ancora negli anni Ottanta, nei quali la sua ricerca di equilibri spaziali e compositivi rivela un interesse per tagli geometrici, pur in concomitanza dell’insopprimibile sua predilezione per le soluzioni materiche, eredità del suoi trascorsi informali. Tale interesse, che era già reperibile in nuce nell’ambito delle opere degli anni Settanta, s’è meglio caratterizzato (e stavo per scrivere: concretizzato) nel murale del 1982 con la finestra incompleta (Finestra rotta), che costituisce una tappa delle diverse opere con riferimento alle finestre, in talune delle quali già venivano indagati effetti di luce, affidati anche alle carte veline: e penso a Velatura di finestra (1981) e a Finestre: sovrapposizione materia/velature (1984), opere invase da una luce soffusa in ottemperanza al suo afflato lirico, che tuttavia s’è come congelato nelle opere scandite dai tagli geometrici, via via restituiti sempre con maggiore nettezza per meglio accentuare i piani e, tramite la compattezza del colore,  le zone di luce. E sarà questa opzione che gli farà raggiungere quell’astrazione cromo geometrica in seguito da lui considerata “totale”. Dagli anni Novanta essa verrà declinata senza continuità di soluzione, seppur talora interventi esperiti e praticati in precedenza riaffiorano in dettagli o addirittura in toto. Così è per le trasparenze, che vanno dalle poche velature al centro della parte inferiore di Piani contrapposti (1992) agli effetti vetrosi dei triangoli e rettangoli di Abissi di luce (2005) fino all’en plein di Verso l’ultimo orizzonte (2008), nel quale permane una timida eco del materismo, affidato alla sabbia mescolata all’acrilico, mentre contestualmente viene riproposto l’inserimento delle carte, che si estende fino al 2015 con Ascensione, opera in cui ritorni del rimosso informale contraddicono i ritmi geometrici della composizione a braccia aperte, per così dire, attraversata centralmente dalla verticale e appunto ascensionale forma. Lanzione, del resto, ama esprimersi per contrasti, ora tra stesure nette e velature trasparenti, ora tra bui e luci cromatici, non di rado con studiate composizioni atte a esaltare in modi differenti la luce (Spiraglio, 1999; Spiraglio con luce gialla, 2001; Luce di Tarlo, 2014), ora giungendo a far irrompere una gestuale scia luminosa su un’appena percettibile morfologia geometrica dai colori spenti, in quanto affogata in tenebre spaziali, com’è in Spazio, materia, luce del 2013. Ed è ancora un ritorno del rimosso informale, ben diverso da quello del ciclo delle opere su tele leggermente convesse e perciò raccolte sotto il titolo di Geometrie convesse: Ondulazioni spaziali (2009), tutte impostate su una elementare scansione geometrica, probabilmente desunta da memorie paesistiche. Infatti una sorta di orizzonte attraversa i dipinti dividendoli in una zona superiore, non a caso diversamente azzurra, ed in una zona inferiore, in un caso con screpolature (Ondulazioni spaziali 1) ed in altri con pietrisco (Ondulazioni spaziali 2, Ondulazioni spaziali3), che rimandano alla terra, appunto, nonostante la diagonale, nel primo caso in bianco e nel terzo in rosso, seghi l’angolo inferiore. E chissà se l’artista beneventano si sia ispirato nel primo dipinto ai Cretti di Burri e negli altri due alle pietre dei Buchi di Fontana.  A differenza di Lanzione per Giuseppe Cotroneo l’informale è una svolta rispetto alla sua attività precedente, anche se proprio dall’esperienza dell’impastare l’argilla è probabile che derivino certi impasti segnici, che traducono sulla superficie bidimensionale certi effetti di affossamenti sulle superfici della terracotta. A mio avviso l’aggettivo utilizzato nel titolo della tecnica mista del 2012 Percezioni volumetriche lo confermerebbe, come altre coeve tele, cioè Stratificazioni materiche e di Velature e materie, e non solo nei titoli, dichiarano la persistenza dello sguardo da scultore per quanto attiene il passaggio al materismo pittorico. A tal riguardo, per convincersene, si osservino con attenzione le pieghe a bassorilievo di queste due ultime opere di forte espressionismo esecutivo ed anche manipolativo. Nel 2012 Cotroneo, certo per la frequentazione di Lanzione (infatti ambedue insegnano al Liceo Artistico di Benevento), entra nel Gruppo Astrattismo Totale, esponendo nel 2013 a Benevento assieme al collega ed a Salzano. E’ in questo biennio che ha inizio la sua traslazione linguistica, che lo fa passare alla pittura, in altri termini dalla materia plastica ai tracciati pittorici, che avverte come Metamorfosi tra materia e segno, per dirla col titolo di un suo inchiostro su cartoncino del 2013, a cui fanno da controcanto i coevi inchiostri Senza titolo (Metamorfosi) e Metamorfosi spazio-materia, nel quale una sequenza di triangoli formano nel loro sfogliarsi una sorta di losanga. I tracciati di questi lavori sensibilizzano, a mo’ di incorporazione reciproca, le soluzioni rettilinee disegnate comparse nel 2012: ora dietro il grumo materico (Materia imprigionata), ora sopra (Raggismo) a preannuncio dell’emergere di motivi geometrici, che dal 2013 diverranno un leit-motiv del suo discorso pittorico. Ormai con il costante connubio di materismo e interventi di libera geometria lo statuto linguistico di Cotroneo s’è definito. E d’ora in poi si declina in soluzioni variate, nelle quali il colore è per lo più sommesso, per cui le composizioni sono tangenziali al bianco e nero, talora con sottili velature in giallo (Trasparenza materica, 2013; Tra segni e luce nello spazio e buio materico, 2014; Spazio luce e materia a occhio di Bacco, Segni contro segni, Tra piani e segni contro segni, 2015). E, quando il colore è presente, esso si limita a dettagli, in genere aculei, in azzurro (Geometrie materiche, 2013), altrove in rosso (Tra geometrie e segni materici, Tra segni e contro segni tra materia e luce, 2016). Con l’eccezione di Tracce emotive tra luce e materia, tecnica mista del 2015, in cui la vicinanza a Lanzione deve aver avuto un certo ruolo, spesso i segni s’intersecano senza ordine, com’è nel già citato Segni contro segni del 2015, ribadendo ancora una volta che Cotroneo tramite la geometria non cerca un ordo razionale, ovvero una pacificazione alle proprie dinamiche emotive, bensì vuole attraverso un connubio con il chaos restituire simbolicamente le contraddizioni dell’esistenza. Ciò lo fa approdare ad una geometria scapigliata, il cui più alto esempio è raggiunto in Segni e contro segni – tra spazio e materia in evoluzione (2016), ferro di 2 metri x 1 con al centro delle due contrapposte cornici è collocata una sfera da cui s’irradiano aculei, quasi a voler rappresentare plasticamente (non va dimenticato che Cotroneo viene dalla scultura) una sorta di pianeta, metafora dell’Es.  Con Antonio Salzano ritorna il colore, che talvolta s’addensa quasi fosse una cortina monocroma, come avviene in alcuni dipinti del 2010 e 2011 del ciclo Terre rosse. A furia di stilizzare Salzano ha ridotto le figure a morfemi geometrici (Due figure in rosso, 1999), giungendo talvolta addirittura a identificarle con due o tre triangoli azzurri “galleggianti” su fondi più scuri, così è nei due acrilici del 2009 Naufraghi. Pertanto il vocabolario geometrico di Salzano, pur aderendo ai principi euclidei, poggia costantemente sulla realtà e di essa è una spremitura, appunto geometrica, Quindi ciascuna scena è un derivato dell’esperienza di tutti i giorni assorbita dal pittore e in tal modo va interpretata. Salzano, tuttavia, riordina, per così dire, gli elementi in ritmiche a mo’ di flash pittorici per ottenere dichiaratamente composizioni di musicalità visiva, tanto che nel 1991-92 ha titolato diverse sue opere Composizione musicalista. Sistemando i flash pittorici, desunti sia da figure sia da spazi, Salzano fa pittura evocativa, così elementi decorativi, colonne, triangoli studiatamente inseriti in sezioni verticali ed orizzontali evocano nel 2000 il battistero di Santa Maria Maggiore (Il Battistero) e nel 2015 reperti archeologici (Frammenti archeologici), sempre ricorrendo alle sue predilette modalità di orchestrazione degli elementi e dei colori. Infatti la sintassi di Salzano procede grosso modo su due binari: quello del monocromo, vuoi con variazioni sul rosso (Terre rosse, 2012), vuoi sul turchese e verde (Composizione, 2004; Composizione, 2012; Composizione in blu turchese, 2013), e quello degli inserimenti articolati geometricamente su fondi compatti, in sequenze a “fotogrammi” sia orizzontali (Frammenti, 2014) sia verticali (Composizione, 2014), talora inseriti negli spazi di una grande H (Composizione in nero, 2015). In questo acrilico al centro risalta un rettangolo azzurro dagli effetti pressoché metallici per i riflessi luminosi. Anche in altri lavori si aprono rettangoli su fondi più scuri e per la loro insita luminosità sembrano finestre, piuttosto particolari in quanto fanno intravvedere non l’esterno, ma le “viscere” della composizione, com’è, per esempio, in Composizione in verde veronese del 2013. Quando invece il fondo non contrasta con gli inserti, allora essi vengono assorbiti dal fondo, specialmente quando sono variazioni tonali di una composizione monocromatica, ed è il caso della citata Composizione in blu turchese. L’Astrattismo totale di Salzano, rispetto alle oscillazioni e variazioni sia tecniche che espressive dei suoi compagni di gruppo Lanzione e Cotroneo, appare percorso meno accidentato, dando la sensazione, ancorché non sia privo di sostanziali variazioni, di maggiore coerenza. E per tale ragione il discorso di Salzano assieme a quelli di Lanzione e di Cotroneo, proprio per le loro differenze, finisce per risultare una componente importante per la pregnanza dialettica del Gruppo Astrattismo Totale. Mentre Maurizio Vitiello : L’Astrattismo ci ha sempre interessato; è una via di comunicazione, da interpretare e da indagare, che conduce a degli assunti di coscienza portante. L’arte sostanzia idee e si rende filtro della coscienza del sé. Ogni artista, nel sentiero del proprio vissuto, attinge, metabolizza, estroflette pensieri creativi, carature semantiche, sensibilità spirituali, echi etici ed elabora con le proprie capacità motivi del mondo. Chi propone codici astratti è vicino alla sintesi, perché stringe idee, vita, futuro in un contempo realizzato. Mario Lanzione, leader e interprete dell’Astrattismo Totale, è un salernitano che ha abbracciato il Beneventano. Ha lasciato il mondo della scuola da Vice-Preside del Liceo Artistico Statale di Benevento e cura, con altri amici un accogliente e accorsato spazio aperto alle arti visive contemporanee, l’ ”Arte Studio-Gallery”, veramente a due passi dal grandioso “Arco di Traiano”, imponente, maestosa, magica struttura romana, che sfida i secoli grazie ai restauri.  L’arco di Traiano di Benevento è un arco celebrativo dedicato all’imperatore Traiano in occasione dell’apertura della via Traiana, una variante della via Appia che accorciava il cammino tra Benevento e Brindisi.  Ma ecco una traccia biografica sull’artista e sui passi del GAT: Mario Lanzione, nasce a Sant’Egidio del Monte Albino (Salerno). Studia al Liceo Artistico di Salerno e all’Accademia di Belle Arti di Napoli. E’ docente di discipline pittoriche al Liceo Artistico Statale di Benevento. E’ impegnato nel settore della pittura astratta; dal 1975 espone in personali e collettive. Con la personale del 1976, alla Galleria d’Arte Contemporanea “La Roggia” di Pordenone, dimostra la sua passione per la pittura informale e geometrica.  Espone in Turchia, in molte città italiane e all’Expo Arte di Bari; prosegue con mostre a Miami, al Museo di Arte Moderna di Tokyo, a quello di Mendoza, di San Juan e di Buenos Aires, a Instabul, in alcune città della Slovenia, Salisburgo e Innsbruck, Zurigo e Berlino … Mario Lanzione con “Astrattismo Totale” in compagnia di Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano è all’Expo Arte di Bari 2013, trentesima edizione. Sempre nel 2013 ha esposto anche alla galleria RECO’ di Città di Castello, dove è stato presentato un catalogo con un suo testo esplicativo sul gruppo, che è riuscito a formare e che opera sulla base logistica dell’Arte Studio-Gallery di Benevento, dove sono transitate opere di Renato Barisani, Bruno Donzelli, Fabio Mariacci, Domenico Spinosa … L’”Astrattismo Totale” nasce con il periodo delle “Carte Veline”, prodotto da Mario Lanzione. E’ tra i primi artisti a sperimentare l’idea di mettere insieme i due opposti concetti razionali e irrazionali dell’Astrattismo, proseguendo un’indagine che assimila, seleziona e annette la pittura informale a quella nettamente geometrica. Quest’idea la condivide in pieno con i bravissimi artisti Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano. I tre artisti, tutti campani, sono convinti dell’esistenza di un punto d’attrazione e di fusione, quindi, d’incontro, dialetticamente valido, degli elementi linguistico-stilistici, che hanno consentito l’evoluzione dell’Astrattismo. Geometria e materia, istinto e ragione, segno e riverbero, luce e spazio, sono i contenuti sviluppati da Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione e Antonio Salzano nell’ambito dell’ “Astrattismo Totale”, quanto gli impulsi emotivo-psicologici, la sintesi tra sofferenza e gioia di vivere, il connubio tra materia e spirito, l’àlchimia dei ricordi e degli umori tra la memoria del passato e l’affermazione del presente e l’assunzione di un’astrazione poetico-lirica, ma non solo. Questa volontà di sintesi si rivela in Mario Lanzione, attraverso il pensiero cosmico delle origini della vita e del suo procedere; in Antonio Salzano è dettato dalla stessa energia, che diventa certezza nel divenire degli eventi e nella speranza di una vita esemplare; in Giuseppe Cotroneo, invece, s’identifica con la spontanea assimilazione di una realtà da accettare così com’è, nel bene e nel male, restando nella propria dimensione di uomo che trova nell’arte, fortunatamente, il rifugio intimo delle proprie fiduciose fantasie e, parallelamente, la sicurezza dell’avvento del proprio “esprit”, molto estroverso.Da ricordare, ancora, che i suindicati artisti sono stati in Molise, ospiti alla Scuola dell’Infanzia di Cantalupo nel Sannio (IS), con la mostra “Controventi Mediterranei 2”. L’esposizione, dal 3 all’11 agosto 2013, ha richiamato l’attenzione della critica, dei mass-media, dalla RAI con Il TG 3 Molise a tanti siti web, e ha riscosso un ampio consenso da parte del pubblico, accorso numeroso. “Controventi Mediterranei 2” ha visto insieme: Rolando Attanasio, Lucia Buono, Maria Luisa Casertano, Alfredo Celli, Carlo Cottone, Giuseppe Cotroneo, Maria Pia Daidone, Umberto Esposti, Lucio Gacina, Mario Lanzione, Elio Marino, Luciana Mascia, Nino Perrone, Achille Quadrini, Myriam Risola, Antonio Salzano. E’ stato un incontro tra artisti, ben apprezzati e di profondo sentimento, di diverse aree geografiche italiane – Molise, Campania, Puglia, Abruzzo, Lombardia, Lazio -, con opere di formato cm. 100×100, in prevalenza in tecnica mista, di vitale qualità. Gli artisti come “cercatori d’anima” riescono a rendere l’esprit del proprio tempo e/o ad anticipare quello futuro. La piega epocale che vivono la sostanziano di umori rilevabili e tracce correnti, sino a rendere le loro opere interpretazioni di intervalli esistenziali. Ben consapevoli, trattengono il senso del divenire riuscendo a cogliere prossime dimensioni e a far transitare utopie, se non visioni. Riuscire ad assemblare, a inizio agosto del 2013, questa rassegna d’arte contemporanea, che contava sedici presenze artistiche con relative opere d’arte, realizzate con diverse declinazioni linguistiche, ha voluto essere un ulteriore contributo di verifica dello stato dell’arte italiano, sempre in fermento e attivato, se non stimolato, da una crisi di valori e d’incidenza economica. L’esposizione “Controventi Mediterranei 2” ha incapsulato e integrato non solo “sensi mediterranei“, ma i caratteri di altre coordinate geografiche e concettuali, di artisti di tutto rispetto, di varie località italiane e con all’attivo tante personali, molte collettive e diverse rassegne, di grande importanza, da “La Quadriennale” di Roma sino a “La Biennale” di Venezia, che hanno sempre guardato, in senso telescopico, a vita ed eventi delle nostre temperature, ma, soprattutto, a quei venti di partecipazione di altre realtà, che si confondono e flettono anche sulle nostre sponde e sul nostro bacino. Questi venti d’opinione, essenzialmente liberi, che partono anche da lontano, attraversano il nostro Mediterraneo e si qualificano ad essere controventi mediterranei; così, appelli, passaggi, lieviti, esiti, palpiti e risultati di ricerche, precipitati anche di atmosfere lontane, vengono metabolizzati e vivono nelle loro opere l’urgenza e la necessità di confrontarsi. Questi artisti, di tono elevato e di alta qualità, da molti anni sulla scena artistica nazionale, e non solo, differenti per semantica, hanno offerto un serissimo ventaglio di misurate coniugazioni del linguaggio pittorico contemporaneo; insomma, direttive di molteplici modalità espressive si sono legate per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata ricognizione. Gli artisti, presenti con lavori di ricerca, seriamente conosciuti e ampiamente riconosciuti, hanno sostenuto un contemporaneo visivo di temperamento euro-mediterraneo e attivato, così, oggi, una prova espositiva per alimentare, in fondo, una resistente apertura futura. Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita e i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti. La “location”, libera, offerta da Cantalupo nel Sannio ha permesso di corroborare la conoscenza di percorsi artistici e di fissare l’attenzione su interessanti indagini linguistiche; a questo proposito, c’è stata un’appendice, all’interno stesso della mostra con una sezione minimale, nella saletta piccola, del Gruppo “Astrattismo Totale”, composto da Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione, Antonio Salzano, per un doveroso, avveduto e giusto approfondimento su un’interessante novità del territorio salernitano-sannita-beneventano. La filosofia di quest’incontro, improntato al confronto di stili, ha permesso alla zona molisana di poter recepire un momento squisitamente visivo-culturale, mentre all’orizzonte si tratteggiavano ulteriori spunti per scambi aggreganti di nuovi progetti. In questa mostra s’incontravano vari vissuti; nelle opere si riflettevano attraversamenti memoriali; difatti, nelle cognizioni artistiche la memoria era recepita come fondo d’avvio, mentre passaggi diaristici rafforzavano un campo di profili evocativi, aggettanti, risonanti. Alza il livello qualitativo la metabolizzazione di estremi, quelli epocali e quelli intimistici, quelli sociali e quelli domestici; ogni artista delimita un proprio ambito di ricerca, finitimo agli altri; le rispondenze estetiche squillano e si specchiano, movimenti e intrecci rafforzano congetture e rimandi. L’incontrarsi è vivificare la comunicazione, nonché rinvigorire il sentire comune. Fermare la memoria per assicurarla come testimonianza del vissuto e sommare anche la pronuncia diaristica permette di regolare passato e presente per graffiare il futuro; e sembrano scattare altri possibili, sollecitanti incontri. Quest’esposizione è stato un meeting di paralleli segni incisi, raccolti sì sul “fil rouge” del ricordo, ma anche sul rinforzo di rivelazioni future, frutto di sagge elaborazioni concettuali. Ritornando a Mario Lanzione, ci sembra il caso di riprendere il pensiero di Enrico Crispolti, che, tra l’altro, segnala [da “Una linea napoletana”, a cura di Enrico Crispolti, catalogo della mostra tenutasi al Palazzo Marchi di Pordenone, Edizioni Mazzotta, Milano, 1987]: “ … La ricerca di Mario Lanzione si è venuta decisamente caratterizzando in chiave lirica da circa dieci anni a questa parte, dopo un esordio informale nei primi Settanta, subito coinvolto nell’impiego della carta, allora in strappi (1974). Nel 1977 infatti Lanzione lavorava con carte veline e tempera, cercando trasparenze, filtrazioni di luce, in un evidente lirismo introspettivo, che valutava il rapporto con la realtà soltanto se intimisticamente filtrabile. In questi termini, in un cromatismo bassissimo, appena affiorante, ha lavorato fino al 1980, quando hanno cominciato a manifestarsi nelle sue proposizioni, fra filtrazioni e impronte segniche, sempre in tempera e carte veline, prime definizioni di spartiture geometriche. Che in particolare nel 1983 hanno preso consistenza come costituite trasparenze luminose (tema della “finestra”, ricorrente nei titoli), attraverso un colore appena più acceso in risalti di senso strutturale, là dove infatti si insinuavano sorta di spigolature geometriche come trama portante (anche ironicamente) del dipinto. Una nuova stagione nella ricerca pittorica di Lanzione si definisce nel 1986 nell’organizzarsi di una spazialità a setti compenetrati, nell’uso solido dell’acrilico che permette l’accendersi del colore, anche in accenni atmosferici serrati in costruzioni strutturali geometriche. Il lirismo di Lanzione si fa allora più spaziale. E nelle tele del 1987 le costruzioni sono più forti e complesse, e cromaticamente sostenute, in un gioco di ambiguità spaziali arricchite da incastonamenti evocativi di frammenti appunto d’accenno atmosferico naturale, in isolati riquadri. Un grande respiro spaziale, e un senso di arcano, anche, di una certa magicità di presenze, mi sembrano avvertibili in queste nuovissime prove … .” Inoltre, ci sembra d’uopo riprendere, anche, quanto scritto da Tiziana Fratini, che ci sembra efficace e illuminante, per la mostra SPAZI IMMAGINARI di Mario Lanzione, tenutasi dal 5 dicembre 2009 al 7 gennaio 2010, c/o IMMAGINARIA arti visive gallery di Firenze: “Squarci di luce aprono le tele di Mario Lanzone, in una sequenza di sovrapposizioni di colori, dai più tenui e luminosi, ai più decisi e scuri. Squarci di luce irraggiano svariate policromie dall’oscurità, invadendo la tela, o imprigionati da essa, dietro apposite fessure, ne suggeriscono l’intensità e la forza. Morbide pennellate seguono linee geometriche, nell’intento di visitare realtà fisiche e interiori che uniscano l’immaginario al reale, l’effimero della materia al soprannaturale, nell’idea che l’artista si prefigge di trasmettere. La composizione pittorica talvolta sfugge dalla spigolosità delle forme, in linee più sinuose, come nel quadro qui proposto nel 2003, altre volte sottolinea con risparmi di colore figure più marcate e oggettivamente più resistenti all’introspezione. La pittura di Mario Lanzione è davvero uno specchio dove la luce si scompone nei colori di un’anima universale, che riguarda i percorsi vitali della materia, i nostri viaggi fantastici e interiori nella ricerca di qualcos’altro che è altrove e al di fuori di noi. Vale davvero la pena di visitare i suoi “spazi immaginari” per viaggiare attraverso i suoi squarci di luce fino a toccare l’indefinito.” In conclusione, Mario Lanzione riesce a bilanciare spirito e dinamica, calcoli concreti e tensioni emotive, pensiero e azione in dipinti di rara intensità, in cui si bilanciano direttrici su orizzonti, tagli su prospettive, colorazioni terse su cromatismi intensi; insomma, riesce a essere libero nell’interpretazione equilibrata delle vene dell’Astrattismo Totale. Altra, conclusiva, precisazione è questa: mercoledì 22 ottobre 2014, presso la sala “Di Stefano” del PAN (Palazzo delle Arti – Napoli) via dei Mille n. 60, edito da “Paparo” con il testo critico di Mario Lanzione, si è tenuta la presentazione del volume “ASTRATTISMO TOTALE. RAZIONALE E IRRAZIONALE TRA GEOMETRIA E MATERIA (COTRONEO – LANZIONE – SALZANO)”. Sono intervenuti al dibattito Riccardo Dalisi (artista), Linda Irace (presidente dell’associazione “Tempo Libero” di Napoli), Mario Lanzione (Gruppo Astrattismo Totale), Enzo Navarra (artista), Pompeo Paparo (editore), Annalisa Ucci (giornalista), Gruppo Astrattismo Totale (Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione e Antonio Salzano). ASTRATTISMO TOTALE. RAZIONALE E IRRAZIONALE TRA GEOMETRIA E MATERIA (COTRONEO – LANZIONE – SALZANO), è una pubblicazione di Paparo Editore, con testo critico di Mario Lanzione, che racchiude l’attività svolta dal 2012 al 2014 dal Gruppo “Astrattismo Totale”, formato dagli artisti Giuseppe Cotroneo, Mario Lanzione e Antonio Salzano. Un Gruppo che nasce con l’Arte/studio – Gallery di Benevento e che coniuga l’esperienza dell’Astrattismo Geometrico con quella dell’Informale, per una proposta innovativa nel settore dell’Arte Astratta. Questo catalogo, illustrato con foto di opere che ne tracciano il percorso artistico, arricchito di immagini degli eventi ove i tre protagonisti hanno avuto modo di confrontarsi con personaggi dell’arte e della cultura, rappresenta un vero documento storico per quello che oggi rappresenta, in Campania, il Gruppo Astrattismo Totale. Mario Lanzione, con i testi critici scritti per le mostre tenute a Città di Castello (Perugia), Bari, Benevento, Cantalupo nel Sannio (Isernia), Napoli e Avellino ne spiega i contenuti e gli obiettivi, sottolineando che il superamento delle poetiche dell’Astrattismo è da ricercare nella capacità di esprimersi con una visione sia razionale che irrazionale dell’arte. Si tratta di un’operazione visiva e filosofica, che indaga nel mistero più profondo dell’esistenza dell’uomo, nella sua ”essenza” e in quella spiritualità interiore che si può raggiungere solo con un’oculata riflessione sul significato della vita e della sua integrazione in un “ordine” cosmico, che coincide con l’idea di una totalità astratta: la molteplicità del “tutto” trasformata in “uno”, nel contesto dell’intero Universo sempre in continua espansione. E’ un gruppo che ricerca e sperimenta. L’idea di “coniugare” la materia con la geometria nasce con il periodo delle “carte veline” del 1975 di Mario Lanzione che, negli anni a seguire, s’impegna anche come coordinatore di eventi, che inseguono la finalità di mettere insieme artisti delle due opposte tendenze (come, ad esempio, il Gruppo Partenopeo “Generazioni”). Non a caso, infatti, il Gruppo prende nome dalla mostra personale del 2008 di Mario Lanzione “Astrattismo Totale: vibrazioni geometriche nella materia”. L’idea proposta dal Gruppo Astrattismo Totale si sta divulgando nell’ambiente artistico facendo prendere coscienza ad artisti e critici d’arte della possibilità di determinare una svolta significativa nell’ambito della poetica dell’Arte Astratta. Grazie al 41° Premio Sulmona 2014, selezionato da Rosario Pinto, il Gruppo Astrattismo Totale è stato “storicizzato” a livello internazionale. Infatti, con la piena approvazione dei critici d’arte Vittorio Sgarbi, Ivo Bonitratibus, Carlo Fabrizio Carli, Toti Carpentieri, Giorgio Di Genova, Massimo Pasqualone, Duccio Trombadori e Gaetano Pallozzi, al Gruppo Astrattismo Totale è stato attribuito una segnalazione particolare per un progetto innovativo nel panorama dell’Arte Contemporanea. Da ricordare anche l’inaugurazione di sabato 8 novembre 2014, al Museo Arti Applicate,  Villa De Ruggiero – Via Nazionale, 102 –  Nocera Superiore (Salerno), con la mostra del Gruppo: “ASTRATTISMO TOTALE – COTRONEO – LANZIONE –  SALZANO”. Prima di passare a Giuseppe Cotroneo e ad Antonio Salzano ci sembra opportuno riprendere dal testo di Rosario Pinto “Gli orientamenti artistici astratto-informali”, printartEdizioni, del luglio 2015, un passaggio significativo, che illustra le capacità calamitanti del GAT. Pinto sostanzia, così, a p. 116:“Giungiamo, in tal modo, alla intensissima e diversamente luminosa produzione più recente di Mario Lanzione e giungiamo anche all’esigenza che egli avverte di dar corpo ad un ampliamento visibile delle ragioni astratto-geometriche costituendo il gruppo di ‘Astrattismo totale’ cui aderiscono con entusiasmo altre personalità d’artisti: Antonio Salzano e Giuseppe Cotroneo. Dell’ ‘Astrattismo totale’ fornisce una puntuale perimetrazione teoretica lo stesso Mario Lanzione, quando afferma che “nel divenire delle esperienze maturate nel tempo, il messaggio dei tre artisti campani è affidato all’arte astratta in tutta la sua potenziale possibilità espressiva. Se le due correnti artistiche, l’Astrattismo geometrico e l’Informale, sono state le punte estreme di opposte visioni, l’Astrattismo globalizzante di Cotroneo, Lanzione e Salzano è il risultato di uno studio basato sulla convinzione che esiste un punto d’incontro dialetticamente valido nella complementarietà degli elementi linguistici e stilistici che hanno consentito l’evoluzione dell’Astrattismo: geometria e materia, istinto e ragione, segno,luce e spazio si coniugano nell’Astrattismo Totale”. Altri artisti, come la pugliese Myriam Risola e Fabio Mariacci di Città di Castello, mostrano attenzione intellettuale alla temperie ‘astrattista-totale’, osservandone con interesse l’intervento propositivo, ma disancorando i propri percorsi creativi dalla misura organica di integrazione nel suo contesto.” Giuseppe Cotroneo, grafico e scultore, esprime il suo potente estro sulle correnti astratte e informali. La produzione artistica di Giuseppe Cotroneo si divide tra paradigmi e segni. Giuseppe Cotroneo ha seguito un percorso formativo artistico sin dagli anni del liceo. Nato a Benevento il 13.04.1951, diplomato al Liceo Artistico nell’anno 1972, entra nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si forma al Corso di Scultura, diplomandosi sotto la guida del Maestro Augusto Perez, grande scultore, molto apprezzato. Abilitato all’insegnamento dell’Educazione Artistica, ha insegnato in diverse scuole e città: Savona, Verona, Milano, Lecco. Trasferito a Napoli, insegna a Cardito presso il Liceo Artistico, dove resta fino al 2010, per poi trasferirsi a Benevento, dove oggi insegna Discipline Plastiche al Liceo Artistico. Alla ricerca della sua identità artistica, influenzato dalla carica positiva del Maestro Perez, lavora e studia, assiduamente, scoprendo una sua linea creativa passando dal ciclo delle grafiche per proseguire nella scultura, intensificando sempre più la sua voglia di raccontare e di raccontarsi. Oggi è impegnato con il GAT, Gruppo Astrattismo Totale. L’Astrattismo Totale nasce con il periodo delle ‘Carte Veline’, prodotto da Mario Lanzione, che è tra i primi artisti a sperimentare l’idea di mettere insieme i due opposti concetti razionali e irrazionali dell’Astrattismo, portando avanti una ricerca che coniuga la pittura informale con quella geometrica. Un’idea che, oggi, grazie all’aggregazione con l’Artestudio-Gallery di Benevento, condivide con Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano. I tre artisti campani, hanno raggiunto la convinzione che esiste un punto d’incontro dialetticamente valido nella fusione degli elementi linguistici e stilistici che hanno consentito l’evoluzione dell’Astrattismo. Piani geometrici e rispondenze materiche, fronti istintuali e profili di ragione, segni accorciati e segmenti spezzati, bagliori di luce e profondità dello spazio, sono i temi sviluppati. Gli impulsi emotivi e psicologici, la sintesi tra sofferenza e gioia di vivere, il connubio tra materia e spirito, l’àlchimia dei ricordi e degli umori tra la memoria del passato e l’affermazione del presente e l’assunzione di un’astrazione poetica e lirica che si rivela in Lanzione attraverso il pensiero cosmico delle origini della vita, sono dettati dalla stessa energia che, in Salzano, diventa certezza nel divenire degli eventi e che, in Cotroneo, s’identifica con la spontanea assimilazione di una realtà da accettare così com’è, nel bene e nel male, restando nella propria dimensione di uomo che trova nell’arte, il rifugio delle proprie speranze. Giuseppe Cotroneo imposta la redazione delle sue opere con impasti cromatici insoliti e convincenti, perché sia profondo il senso tattile, quasi di corporeità, e per favorire, al massimo, l’assunzione icastica dei motivi della scena, sublimata da riferimenti naturalistici. Nella discrezionalità dell’impianto geometrico-informale, impostato e strutturato da Giuseppe Cotroneo, si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare e dimensionare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo, pienamente, sino a possederlo e alla fine conquistarlo con filigrane segniche e aggettanti segmentazioni, con pregnanti pluridimensioni o con febbricitanti mitologie contemporanee. Giuseppe Cotroneo ricorre, talvolta, a iperboliche iconografie per scandire e manifestare segni e contrassegni, segnalazioni e segnali, succhi vitali e frenetici. Insomma, centrifugate idee s’innestano per generare clamorosi colpi d’occhio concentrate rilevanze cromatico-segniche. Giuseppe Cotroneo è sempre in continua attività ed è fortemente impegnato a inquadrare in pittura i cambiamenti metropolitani, indagando su dinamiche e motivazioni. Giuseppe Cotroneo cerca di bilanciare sostanza in attese temporali e raccoglie, nelle sue pitture polimateriche, acuti archi d’intendimenti, che vanno da “esprit” naturalistici a dimensioni di limiti urbani, ma fa di tutto perché si respiri un’apertura, un varco di concordanze. Il suo pensiero poetico batte sull’esterno del mondo e mantiene un controllatissimo contatto con i sentieri di una spiritualità laica, che indaga il sé e cerca di raggiungere l’altro. La produzione artistica di Giuseppe Cotroneo spazia dalla grafica alla pittura, dalla ceramica alla scultura polimaterica e a varie prove e saggi in altre dimensioni visive. La sua estensione artistica è piena e convinta, come persuasivi appaiono gli intrecci di materiali diversi, le strettoie compositive e gli aggreganti chiasmi coloristici, che vanno da segnate stesure del rosso infuocato e del blu notte sino all’azzurro e al verde, che intendono aprire nuove frontiere di un percorso, sensibilmente e acutamente, astratto. Cotroneo cura una rete di cromatismi assoluti e, successivamente, li sagoma e li rifila per intendere campi dell’origine, e per captare e intendere il futuro. C’è una certa voglia di conquistare lo spazio, di invaderlo pienamente, di rappresentarlo per offrire una stagione di sensazioni.Questa sua specifica tensione, perlopiù costante, misura, essenzialmente, lo spazio e manifesta una disamina composta di frenesie vitali e succhi frenetici. Insomma, elementi esuberanti sembra vogliano apparire, quasi ad offrire un’effervescenza in una segnaletica di moti e motivi astratto-geometrici, seppur apparentati, quasi in una coniugazione aniconica, con onde e trasmissioni informali. Il coordinamento di respiro segnico-cromatico, disciplinato tra ordine geometrico e risucchio informale si compie nelle stesure ultime, pienamente convinte a estroflettere e a esplicitare una profonda presa di coscienza visiva, corroborata da sedimentazioni pluralistiche. Il “focus” dell’azione pittorica di Giuseppe Cotroneo, tra segmenti e cromie e tra ritmi e velocità gestuale, consolida visioni consistenti. Le sue opere, da leggere come affondo di materia ed elaborazione di appunti, confermano squarci di luci e significativa abilità e rilanciano palpiti di equilibri, di umori e di sentimenti. Antonio Salzano riesce a comunicare con il mondo artistico per via di sottili rimandi segnico-geometrici e temperanze cromatiche. I lavori di Antonio Salzano indagano, con sottile e delicata poesia, le strutture della geometria. L’artista con decisioni accorte e gesti misurati bilancia cromatismi selezionati, scelti tra crudi rimandi. Senza indugio, quindi, Antonio Salzano propone, con una disciplinata ricerca cromatica, valori essenziali dell’esistenza. Le moltiplicate vibrazioni e i situati tagli, complice un tessuto di blu turchese, segnalano un variegato, seppur marcato, campo d’intendimenti, che legittima cronache delle emozioni e ragioni del cuore. Antonio Salzano espone una serie di opere che emettono sospensioni, rarefatte lucidità e mute indicazioni etico-spirituali. In questa modulazione di assetti neogeometrici e di rarefazioni astratte manifesta essenziali equilibri tra la relazione di una forma data e lo spazio. Con una motivata, calma e coerente autorità artistica, assicura alle sue opere una precisa e solida natura pittorica, scaturita, tradotta e prodotta da un lavoro, intelligente e metodico, in cui l’intima dialettica indica la comprensibile preoccupazione di affermare come la pittura possa risultare ancora una legittima e alta espressione non superata nel procurare profonde emozioni estetiche e, comunque, in netta simbiosi con l’arte aggiornatissima dei nostri tempi, tra crisi e conflitti. L’attuale pittura di Antonio Salzano si presenta ancor più interessante e compatta, nonché accattivante. Il senso della realtà divina domina gli scenari che il suo pennello, ormai esperto, costruisce. Paesaggi dell’anima, sagaci visioni d’insieme, scenografie pulite guadagnano lo spazio della tela. La mano di Antonio Salzano conquista tessiture di panorami ideali, ma anche immaginati. E da queste tessiture emergono visioni sospese tra sogni ed emozioni. Cromatismi mediterranei segnati da intelligenti tagli, intervallati da luci ed ombre, intendono far vibrare memorie e surrealtà. L’artista dettaglia sequenze di elementi fantastici e vitali, sotto l’impulso di una fresca capacità inventiva. L’immaginazione fertilissima, ricombinata con ambientazioni in blu turchese, rende singolari risultati. I suoi dipinti risucchiano cadenze visive di un iter mentale e di un percorso etico-religioso, che ripercorre note passate, nonché utili riferimenti e dati attuali. Emerge la voglia dell’operatore di corroborare la tela con campiture precise. L’artista tende, inoltre, ad elaborare dettagliate ipotesi per sottolineare rifrazioni e riflessi regolati dal cuore e dall’hinterland dell’anima. Nei suoi lavori si leggono ritmi, variazioni e dinamicità, mentre in altre c’è riverenza alla natura. Il pensiero pittorico di Antonio Salzano, oscillante tra pittura di elezioni e pittura di naturalità, sostanzia cadenze trasparenti e motiva atmosfere. Blu, nella vena turchese, imperanti, azzurri trapassanti, verdi leggeri e sottili e altri cromatismi tenui c’indicano riflessioni di tratto e si coglie, entrando con l’occhio nell’elaborazione delle composizioni, un preciso dettato di plurime combinazioni pulsanti, focalizzato da dosaggi variegati. In conclusione, Antonio Salzano serba un notevole interesse per il trascendente, che tenta di replicare, con levità, nel suo rapido e quotidiano esercizio pittorico. Le sue opere si trovano in diverse collezioni private e in permanenti collezioni pubbliche in musei e pinacoteche, sia in Italia e sia all’estero. I suoi ultimi interessanti lavori risultano molto richiesti da circuiti galleristici e sono presentati a importanti manifestazioni fieristiche, che raccolgono richiami ed esiti delle arti visive contemporanee declinate alla ricerca del nuovo.

 

geometrie materiche, 2013 - tecnica mista su tavola 100x100

 

 

 


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