Jozef Van Wissem conquista il Jarmusch Club con le melodie del suo liuto

Avatar Content Creator | Ottobre 7, 2014

Jozef Van Wissem al Jarmush Club (foto Roberta Cacciapuoti)

Jozef Van Wissem al Jarmusch Club (foto Roberta Cacciapuoti)

E’ come se quel legame indissolubile tra Jozef Van Wissem e Jim Jarmusch si fosse riprodotto in quel club che del regista americano prende il nome ed anche le sfumature. In meno di un’ora, l’artista olandese, ma da anni trapiantato a New York, ha fatto rivivere al salotto underground di Caserta quelle sonorità che hanno affascinato il pubblico del Festival de Cannes ed hanno indotto la giuria a premiare la sua opera di composizione musicale, per il film di Jarmusch “Only Lovers Left Alive” (Solo gli amanti sopravvivono), come miglior colonna sonora della kermesse francese. Nello spazio ubicato al civico 72 di via Cesare Battisti, il liuto rinascimentale di Van Wissem ha catalizzato l’attenzione di quanti hanno deciso di trascorrere una domenica all’insegna di una musicalità originale: soave e nostalgica. Al riparo da ogni ostruzione, all’interno del Jarmusch Club si è creata un’atmosfera intima che ha messo a suo agio il musicista. Luci soffuse hanno fatto da cornice ad una melodia particolare, che Patrick O’Brien denomina cantus firmus e che consiste nella riproduzione al contrario della stessa melodia: un’inversione della ritmica che raggiunge un ottimo risultato anche dal punto di vista acustico. In un’epoca in cui l’abitudine è quella di essere travolti da motivetti pop e da ritornelli orecchiabili, la produzione di Van Wissem è una vera alternativa; una soluzione diversa rispetto al solito e  che obbliga l’ascoltatore a decidere se stare da una parte o dall’altra. Di certo, chi domenica sedeva ai tavolini del Jarmusch Club ha dato il proprio consenso ad una performance, totalmente effettuata in versione strumentale, a cui non è semplice presenziare di questi tempi.

Navigando sulle onde del suono del liuto, ci si è lasciati trasportare in un altro luogo ed altro spazio. Coordinate spazio-temporali che avrebbero potuto identificarsi con i primi anni di costruzione della vicina Reggia di Caserta, in un momento storico che non può essere più additato come Rinascimento bensì come Barocco. Jarmusch Club e Reggia di Caserta, luoghi tanto distanti nelle misure e nello stile, che per una volta sono accostati da un unico comune denominatore: l’arte della musica. Viaggio con la mente che è stato interrotto solo, quando Van Wissem ha fatto esordire la sua voce per introdurre qualche brano. Tra il compositore olandese e il locale casertano si è creata una bella alchimia ed è semplice carpirne il motivo. Il Jarmusch club è uno di quei posti in cui non esiste distacco tra l’artista ed il pubblico. Dove l’artista, all’interno dello spettacolo, scende dal palco e chiede al buon Sossio un calice di vino bianco, prima di riprendere a suonare. Dove l’artista riscende dal palco per essere informato di quanto tempo ha ancora a disposizione. Per questo Van Wissem non ha avuto problemi a ritornare a Caserta, in quella che è l’unica data del Sud Italia, dopo la precedente esibizione dello scorso 1 giugno. Un luogo in cui siamo sicuri Jozef Van Wissem tornerà in futuro. Se poi con lui dovesse esserci anche il suo compagno di viaggio Jim Jarmusch, non sarebbe poi così tanto male.


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